Il
territorio di SantaCroce del Sannio, in cui peraltro
il tratturo è in alcune località quasi intatto, è
risultato molto ricco di testimonianze archeologiche che dall’epoca
sannitica arrivano fino all’alto-medioevo. In località
Astaracita nei pressi di colle San Martino è stato individuato
un pavimento in cocciopesto di età repubblicana mentre ceramica
tardo-repubblicana e augustea è stata rinvenuta in località
Santa Barbara (San Marco dei
Cavoti).
Il
rinvenimento più importante è stato di recente quello
di una Villa romana in località San Pancrazio venuta alla luce
durante i lavori per la costruzione del tratto stradale Santa
Croce – Santa Croce scalo. L’esplorazione
archeologica ha evidenziato sette ambienti che costituiscono la pars
rustica di una villa realizzata lungo un pendio opportunamente terrazzato
con un imponente muro orientato N-S costruito controterra con pezzame
informe di calcare misto a malta.
Gli ambienti, condizionati dall’affioramento roccioso della zona,
sembrano disposti su due terrazzi, tre al primo livello e quattro al
secondo. Il muro di contenimento delimita una grande stanza sicuramente
adibita alla lavorazione delle olive o dell’uva.
Nell’angolo N-W c’era, infatti, un torchio a vite e pressione
di cui è stata rinvenuta la base di calcare a forma di parallelepipedo,
il lapis pedicinus, con incassi (i foramina) per gli arbores. Vicino
sono state individuate le impronte delle ceste che contenevano i frutti,
uva o olive, pronti per essere pigiati. L’ambiente presenta un
pavimento in cocciopesto che sembra essere stato rifatto su uno più
antico e di migliore fattura, testimoniando, così due fasi d’uso
dell’edificio. Attraverso un locale lungo e stretto si accede
ad un’ampia stanza che presenta tracce di un piano in cocciopesto
e di una vasca quadrangolare intonacata con malta idraulica (lacus)
che serviva alla decantazione del liquido appena spremuto con il torchio.
Un grosso dolio è conservato in un angolo e altri grossi recipienti
simili sono conservati negli altri ambienti riportati alla luce nella
parte inferiore.
L’esplorazione archeologica e la ricognizione di superficie effettuata
nei dintorni hanno restituito abbondante ceramica ascrivibile ad un
periodo che va dal I sec. a.C. al III sec. d.C., e una moneta di Alessandro
Severo (222- 235 d.C.) che si aggiunge al doppio sesterzio dell’imperatore
Aureliano (270-275 d.C.) ritrovata in zona negli anni ’70.
Questo complesso edilizio trova confronto con la Villa di Settefinestre,
presso Cosa in Toscana, che costituisce il più importante esempio
di villa romana del periodo repubblicano (I sec. a.C.) (A.A.V.V. - Settefinestre:
una villa schiavistica nell’Etruria romana - a cura di A. Carandini,
Modena 1985).
Molto interessante è anche il territorio di Circello
dove in località Macchia fu trovata nel 1831 la tabula alimentaris
del II sec.d.C., attualmente conservata al Museo delle Terme di Roma,
una tavola di bronzo che riporta dettagliatamente i nomi dei possidenti
terrieri dell’epoca coinvolti in una grande iniziativa dell’imperatore
Traiano, l’INSTITUTIO ALIMENTARIA, che aveva lo scopo di assicurare
il sostentamento dei bambini poveri in varie località.
Proprio a Macchia famosi studiosi come J. Patterson e W. Johannowsky
hanno localizzato la città dei Liguri
Bebiani, una tribù Apuana che nel 180 a.C. venne
deportata dai Romani nel territorio beneventano dal console Bebio ,da
cui prese il nome.
Scavi
effettuati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici a Macchia, a
partire dal 1982, hanno permesso di riportare alla luce un importante
impianto urbano costituito da resti di abitato, da un complesso
termale e da strutture pubbliche che si affacciano sul
foro di cui è stata ritrovata
la pavimentazione.
Delle terme è stato riportato alla luce un frigidarium con pavimento
in mosaico realizzato con tessere nere e di colori vari formanti dei
riquadri e delle fasce di losanghe che contornano la vasca principale.
Di epoca successiva sono un praefurnium, costruito utilizzando una vasca
in disuso, e un’officina che costruiva ceramica databile all’alto-medioevo.
Il complesso pubblico è costituito da un’area sacra di
cui si conserva un tempio a podio risalente ad epoca tardo ellenistica,
di cui si conservano un breve tratto del podio alto m 1,20 e la cella
di m. 9,30x 7,80 e da un sacello di età imperiale con podio realizzato
in opera cementizia, appoggiato al muro di recinzione.
Dietro di esso fu costruito in epoca successiva un portico con colonne
in laterizio nei cui pressi è stato individuato un pozzetto quadrangolare
contenente ossa bruciate di piccoli animali, frammenti di lucerne e
monete databili all’età flavia.
L’intero complesso in base alle tecniche costruttive, alle ceramiche
e alle monete ritrovate può essere datato ad un arco cronologico
che va dal 180 a.C. fino alla metà del VII sec. d.C.
Indirettamente
l’insediamento di Macchia ci permette di tentare una datazione
del Tratturo il cui percorso ha lo stesso orientamento degli edifici
dell’abitato messo in luce. Si può ipotizzare che l’antica
via di comunicazione, che rivestiva già a quei tempi una grande
importanza, abbia condizionato lo schema urbano della città dei
Liguri per cui si potrebbe dedurre che era già esistente nel
III sec. a.C.