Superiamo
il borgo e non appena incontriamo una strada asfaltata,
giriamo subito a destra. L’incontro è segnalato da una
delle tante croci in ferro disseminate lungo il tratturo. La zona si
rivela molto abitata, infatti ci imbattiamo in un nuovo borghetto: contrada
Pettunte; proseguiamo tallonati dalla linea telefonica posta al centro
del tratturo. Puntiamo verso sud; passando attraverso case e capannoni
entriamo in territorio di Circello. Una plancia ci mostra gli episodi
salienti della veduta che ci si para davanti: il Massiccio del Matese,
i paesi di Morcone, Sassinoro e altro ancora.
Un termine lapideo riporta sulle
due facce gli stemmi feudali dei comuni verso i quali sono rivolte:
per Circello due torri, verso Morcone un leone rampate, solo intuibile.
Questo cippo rimarca l’angolo di deviazione del tratturo che si
butta a capofitto verso valle (volgiamo a sinistra). Passato un piccolo
boschetto attraversiamo contrada Cese Bassa. Il sentiero passa attraverso
una strettoia chiamata un tempo cuntatur’ dove non rari furti
di bestiame costringevano i conduttori a procedere con la conta dei
capi. Guardando di fronte a noi ci si apre ben visibile il percorso
che risale sulla collina opposta e Circello con in cima i resti del
castello ducale del XV secolo.
Giunti a fondo valle, il ponte sul Tammarecchia
ci segna la fine della seconda tappa. Qui un tempo era in funzione il
mulino detto del Principe. Il manufatto è stato progressivamente
rimaneggiato; conservava una cisterna interrata costruita in pietra
e resa impermeabile da un particolare strato protettivo costituito da
malta e lana di pecora sminuzzata finemente. Il tratturo prosegue seguendo
la strada principale, ma un sentiero che aggira il mulino ci conduce
dritti a Circello.