In
piena era delle comunicazioni di massa può sembrare fuori dal
tempo parlare di vie d’erba, ma non lo è. Anzi, di fronte
all’incalzare della società della fretta e del rumore,
alla ricerca di alternative che consentano di coniugare lavoro e svago,
luogo condizionato e luogo aperto, le vie erbose caratterizzate da
lentezza e silenzio, possono dare un valido contributo alla soluzione
del problema. Se poi tali vie sono i tratturi, le strade verdi grandi
come autostrade che attraversano il paesaggio senza guastarlo, l’alternativa
si fa di gran lunga più appagante: essere accolti da vie che
nei millenni hanno prodotto civiltà, culture, letteratura,
leggende, credenze, certezze, abitudini, tradizioni, vuol dire ritrovare
un paesaggio speciale che è insieme composizione etica e naturale,
specchio della storia dell’uomo. Un paesaggio, quindi, di suggestioni
antiche che suscita emozioni moderne!
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Perché,
ed è qui la chiave di lettura, anche se lo stereotipo di ‘tratturo
uguale pecore’ è duro a morire, ormai la riscoperta di
queste antiche vie come infrastrutture di mondi in cammino accredita
la transumanza come fenomeno complesso paragonabile alla scoperta
del fuoco per i tanti popoli.
I
narratori fanno risalire la transumanza
e le sue vie alla notte dei tempi, i ricercatori alla protostoria.
A parte la considerazione che vuole la storia antica trasmessa dalle
leggende, in entrambi i casi il significato del fenomeno non cambia,
perché comunque esso significò l’avvento della
pastorizia transumante organizzata rispetto a quella nomade. Pastorizia
che si fondava su due pascoli alternativi uniti da vie erbose srotolate
come tappeti dal monte al piano, che poteva contare su aziende di
proprietà, che era sostenuta da politiche mirate e da collegamenti
capaci di dare vita ad un ricco ventaglio di attività dirette
e indirette dentro distretti interregionali. Si rifà a questa
matrice l’assetto più antico del territorio, dove i tratturi
dettarono la legge del movimento e dell’insediamento, ponendosi
alle origini sia della viabilità succedutasi nel tempo che
degli insediamenti, per cui è normale imbattersi lungo tali
vie, in particolare lungo il tratturo Pescasseroli-Candela,
in testimonianze che partono dalla civiltà sannitica per giungere
a quella moderna, attraverso la romana e la medievale, in un gioco
di mescolanze che non è mai sgradevole, e che anche sprigiona
ovunque, dall’inizio alla fine della vita, il fascino della
scoperta personale.
Il
tratturo allora non è solo la
pista speciale di gruppi di cavalieri attrezzati per avventure all’aperto,
ma anche luogo di passeggio e di intrattenimento per grandi e piccoli,
abili o diversamente abili, i quali parcheggiata l’automobile
ai bordi della striscia verde lambita qua e là da rotabili
moderne, assaporano il cammino lento su piste erbose che non disturbano
le caviglie. E quando l’erba ha esaudito il bisogno di alternanza
all’asfalto o al selciato, vi è sempre a portata di mano
un castello, una torre, un centro abitato che offre servizi moderni
a tutela della qualità della vita o un agriturismo, che sostituisce
l’antica taverna, motel d’altri tempi, e riscatta dall’isolamento
boschi e parchi, riqualifica le attività della montagna coniugando
tradizione e modernità.
Si
parla
di uno dei tratturi più antichi, se si considera che esso è
figlio della pista armentizia Sabina-Apulia, battuta dalle greggi nel
IV sec. a.C. e sulla quale proprio i Sanniti organizzarono un foro commerciale
e centro di accoglienza, sorta di ovinogrill dell’antichità,
sostituito nel I secolo a.C. da uno degli sportelli fiscali posti in
punti di passaggio obbligato delle greggi, a Roma sui ponti Mammolo,
Salario e Nomentano, qui in una splendida città, Saepinum, con
foro e basilica, terme, macellum e teatro. Oggi, dopo gli scavi e restauri,
sono incastrati tra le case costruite con le pietre romane di riporto
e tuttora abitate come se il passato durasse ancora. Una città,
quindi dove antico, medievale e moderno si mescolano senza scontrarsi,
sprigionando un fascino che avvince il visitatore anche di grande esperienza
come Guido Piovene, il quale di fronte al modello romano antico unico
per struttura e funzione, non esitò nel definire Saepinum “la
più romantica tra le città dissepolte d’Italia”.
Dal Matese, il tratturo Pescasseroli-Candela scavalca il Tammaro, segue
largo i declivi, aggira i crinali, discende, risale, tra mulini, taverne,
centri storici accoglienti, scoperte personali, fatti da raccontare.
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