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scheda
Il Regio Tratturo
Pescasseroli - Candela
Natalino Paone
presidente Consorzio universitario del Molise

   

In piena era delle comunicazioni di massa può sembrare fuori dal tempo parlare di vie d’erba, ma non lo è. Anzi, di fronte all’incalzare della società della fretta e del rumore, alla ricerca di alternative che consentano di coniugare lavoro e svago, luogo condizionato e luogo aperto, le vie erbose caratterizzate da lentezza e silenzio, possono dare un valido contributo alla soluzione del problema. Se poi tali vie sono i tratturi, le strade verdi grandi come autostrade che attraversano il paesaggio senza guastarlo, l’alternativa si fa di gran lunga più appagante: essere accolti da vie che nei millenni hanno prodotto civiltà, culture, letteratura, leggende, credenze, certezze, abitudini, tradizioni, vuol dire ritrovare un paesaggio speciale che è insieme composizione etica e naturale, specchio della storia dell’uomo. Un paesaggio, quindi, di suggestioni antiche che suscita emozioni moderne!

 

Perché, ed è qui la chiave di lettura, anche se lo stereotipo di ‘tratturo uguale pecore’ è duro a morire, ormai la riscoperta di queste antiche vie come infrastrutture di mondi in cammino accredita la transumanza come fenomeno complesso paragonabile alla scoperta del fuoco per i tanti popoli.

I narratori fanno risalire la transumanza e le sue vie alla notte dei tempi, i ricercatori alla protostoria. A parte la considerazione che vuole la storia antica trasmessa dalle leggende, in entrambi i casi il significato del fenomeno non cambia, perché comunque esso significò l’avvento della pastorizia transumante organizzata rispetto a quella nomade. Pastorizia che si fondava su due pascoli alternativi uniti da vie erbose srotolate come tappeti dal monte al piano, che poteva contare su aziende di proprietà, che era sostenuta da politiche mirate e da collegamenti capaci di dare vita ad un ricco ventaglio di attività dirette e indirette dentro distretti interregionali. Si rifà a questa matrice l’assetto più antico del territorio, dove i tratturi dettarono la legge del movimento e dell’insediamento, ponendosi alle origini sia della viabilità succedutasi nel tempo che degli insediamenti, per cui è normale imbattersi lungo tali vie, in particolare lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, in testimonianze che partono dalla civiltà sannitica per giungere a quella moderna, attraverso la romana e la medievale, in un gioco di mescolanze che non è mai sgradevole, e che anche sprigiona ovunque, dall’inizio alla fine della vita, il fascino della scoperta personale.

Il tratturo allora non è solo la pista speciale di gruppi di cavalieri attrezzati per avventure all’aperto, ma anche luogo di passeggio e di intrattenimento per grandi e piccoli, abili o diversamente abili, i quali parcheggiata l’automobile ai bordi della striscia verde lambita qua e là da rotabili moderne, assaporano il cammino lento su piste erbose che non disturbano le caviglie. E quando l’erba ha esaudito il bisogno di alternanza all’asfalto o al selciato, vi è sempre a portata di mano un castello, una torre, un centro abitato che offre servizi moderni a tutela della qualità della vita o un agriturismo, che sostituisce l’antica taverna, motel d’altri tempi, e riscatta dall’isolamento boschi e parchi, riqualifica le attività della montagna coniugando tradizione e modernità.

Si parla di uno dei tratturi più antichi, se si considera che esso è figlio della pista armentizia Sabina-Apulia, battuta dalle greggi nel IV sec. a.C. e sulla quale proprio i Sanniti organizzarono un foro commerciale e centro di accoglienza, sorta di ovinogrill dell’antichità, sostituito nel I secolo a.C. da uno degli sportelli fiscali posti in punti di passaggio obbligato delle greggi, a Roma sui ponti Mammolo, Salario e Nomentano, qui in una splendida città, Saepinum, con foro e basilica, terme, macellum e teatro. Oggi, dopo gli scavi e restauri, sono incastrati tra le case costruite con le pietre romane di riporto e tuttora abitate come se il passato durasse ancora. Una città, quindi dove antico, medievale e moderno si mescolano senza scontrarsi, sprigionando un fascino che avvince il visitatore anche di grande esperienza come Guido Piovene, il quale di fronte al modello romano antico unico per struttura e funzione, non esitò nel definire Saepinum “la più romantica tra le città dissepolte d’Italia”. Dal Matese, il tratturo Pescasseroli-Candela scavalca il Tammaro, segue largo i declivi, aggira i crinali, discende, risale, tra mulini, taverne, centri storici accoglienti, scoperte personali, fatti da raccontare.
Buonalbergo
Circello
Morcone
Pesco Sannita
Reino
S. Giorgio la Molara
S. Marco dei Cavoti
S. Croce del Sannio