Nelle
pagine collegate (it1 - it2 - it3 -it4) vengono trascritti attraverso
descrizioni ed immagini gli episodi salienti e apparentemente insignificanti
che costellano il nostro cammino. Si è optato innanzitutto
per la direzione Nord-Sud.
La ragione è storica: è motivata dal fatto che le pecore
provenivano nella grande maggioranza dei casi dall’Abruzzo e
dal Molise, per cui la ‘calata’ avveniva prima di tutto
in questo verso. Il tragitto a ritroso rappresentava infatti il ritorno
a casa. Per noi che non abbiamo l’incombenza di ricondurre il
gregge in stalla sarà pregevole sperimentare anche il percorso
inverso, esperienza decisamente diversa.
Il
percorso non è riferito nei minimi
dettagli, ma indichiamo la posizione di alcuni elementi determinanti
e ben riconoscibili per instradarsi correttamente, per salvaguardare
il piacere progressivo della scoperta, della sfida ad orientarsi e
dell’approfondimento. Gli elementi descritti sono inoltre segnalati
in schemi planimetrici che si ricompongono nella mappa allegata. Si
è ritenuto opportuno suddividere il percorso in quattro tappe
di circa 5, 10, 9 e 15 chilometri. Ognuna di esse termina in prossimità
delle vie più agevoli per raggiungere il centro abitato più
vicino: i paesi toccati sono Sassinoro, Santa Croce del Sannio, Circello
e Reino nella Comunità Montana Alto Tammaro, Buonalbergo nella
Comunità Montana Fortore. Vediamo adesso le difficoltà
da fronteggiare: la prima ha carattere strutturale.
Il
tratturo non è un percorso ad anello
per cui mai ci ritroveremo al punto di partenza. Le possibili soluzioni
per ovviare a questo problema possono essere quattro: organizzarsi
facendo in modo che alla fine della tappa prescelta ci sia un mezzo
che ci riconduca alla base; affidarsi ai mezzi pubblici (un altro
motivo per cui si consiglia di far tappa nei paesi); ripercorre il
cammino a ritroso o scegliere strade alternative. Altra difficoltà
è rappresentata dalla variabilità dei suoli che ci accingiamo
a percorrere: prati, terra, roccia, asfalto, torrenti in rapida successione
che unitamente alla variabile altimetrica richiedono una buona attitudine
o una buona volontà.
Ma
la vera sfida è: imparare a “riconoscere”
il tratturo dalle campagne circostanti. Perché
il tratturo è sì suolo abbandonato, ma ha qualcosa di
diverso da un campo incolto, troviamo animali a pascolare ma è
differente da un pascolo. Per aiutarci in questa impresa possiamo
fare affidamento su alcune invariabili che sono: presenza di termini
lapidei, segnati con RT o TR (Regio Tratturo) più numero progressivo,
posti ai confini della fascia; allineamenti di recinzioni o edifici
sempre sui confini quando attraversiamo i borghi e le contrade; linee
elettriche o telefoniche che camminano quasi sempre al centro del
percorso; muretti in pietra antichi o recentemente ripristinati e
siepi disposte quasi in linea.
Ogni
tappa è stata descritta sinteticamente da alcuni
parametri di valutazione: uno di questi riguarda appunto la leggibilità
della fascia tratturale. Gli altri sono: la durata stimata (per chi
viaggia a piedi), il grado di difficoltà, la variazione altimetrica
complessiva. Prima di incamminarci dobbiamo però innanzitutto
dotarci di una certezza: andiamo incontro a continue scoperte, a elementi
connessi mai casualmente; saremo in grado di coglierli se avremo
gli occhi per trasformare ogni incontro apparentemente banale in ragione
per stupirsi.